Dossier #001 – Anime robotici e ragazze pilota: quando la passione sfiora la perversione.

Con alta probabilità, chi leggerà questo articolo penserà che buttar giù qualche riga su un argomento di questo genere potrebbe essere un po’ folle, quindi cambierà subito pagina con un click o forse giungerà fino in fondo e creerà una sua personale opinione. In ogni caso, questo primo articolo (sperando sia il primo di tanti) cercherà di addentrarsi in uno dei lati più sottovalutati del fandom robotico (nello specifico, tratterò quello italiano nonostante sia un fenomeno pressoché mondiale). L’arrivo dell’animazione giapponese nel nostro paese sul finire degli anni ’70, ha creato e tuttora continua creare generazioni di appassionati che hanno sempre avuto dei punti di riferimento, degli eroi da adulare e ovviamente delle eroine pronte a invadere le nostre menti. Chi ha vissuto l’adolescenza negli anni ’80 e ’90, ha avuto la possibilità di conoscere tantissime protagoniste femminili (non solo appartenenti alle opere del genere robotico), personaggi immaginari che nonostante siano semplicemente nati da una matita hanno potuto trasmettere al fan i loro tratti caratteriali e che in base al soggettivo modo di essere, hanno rispecchiato quella che è la tipologia di persona ideale, regalando talvolta improbabili sogni d’amore (sono sicuro che questa tipologia di appassionato l’avete incontrata almeno una volta nella vita). Niente di strano in tutto ciò, dopotutto l’adolescenza è (o forse era) fatta di sogni che restano accesi dentro ogni persona per tanti anni, in particolar modo se si appartiene a una fascia di età tra i 6 e i 16 anni (anno più, anno meno). Tuttavia, in tutto ciò esiste una sorta di “lato oscuro”, una sottile linea che separa la passione per un personaggio da una involontaria (spero) forma di perversione nei confronti dello stesso che non coinvolge la fascia adolescenziale, ma quella adulta compresa tra i 30 e 50 anni. L’evoluzione del web e l’avvento dei social hanno inoltre contribuito ad amplificare questo fenomeno, complice la maggior diffusione di fan art che possiamo definire “piccanti”. Probabilmente, il lettore con una conoscenza poco più che nostalgica dell’animazione robotica si starà domandando quale sia il limite di questa linea sottile e quale sia il centro del problema (e se esso esiste, tenendo conto del fatto che una percentuale di fan sarebbe ipoteticamente capace di non vedere alcuna anomalia in tutto ciò). Ebbene, questa linea che separa la passione di un adulto per una determinata opera e il relativo personaggio femminile, da quella che seppur inconsciamente rappresenta una forma di attrazione (e qui, non escludo il rischio d’esser tacciato di bigottismo) è che gran parte delle nostre pilota preferite sono ragazzine minorenni appena entrate nella loro fase adolescenziale. Elencarle tutte in questo articolo è ovviamente impensabile e soporifero, per cui, considerando la fascia d’età 35-50 anni (quella degli ex adolescenti cresciuti tra la fine degli anni ’70 e ’80) prenderò come esempio alcune eroine degli anime robotici giunti in Italia che ci hanno accompagnato durante gli anni più belli della nostra infanzia e che per molti utenti dei social network sono motivo di condivisione di ritratti non proprio fantascientifici e relativi alla storia del personaggio.

Grace Maria FleedGrace Maria Fleed (UFO Robo Grendizer): la Maria Grazia Fleed del nostrano UFO Robot Goldrake appare in molte pagine e molti gruppi di Facebook frequentati da adulti quarantenni e padri di famiglia, un personaggio che con l’arrivo di Grendizer in Italia ha riscosso successo tra i piccoli fan del tempo cavalcando quello enorme e tutt’ora attuale dell’opera trasmessa. Nei già citati gruppi e nelle diverse fan page, possiamo trovare tante illustrazioni di Maria create dal Maestro Nagai, dal Maestro Araki, ma anche quelle che trasformano una giovane paladina aliena simbolo di forza femminile, capace di affrontare qualunque difficoltà e il nemico che ha spazzato via la sua patria, in una sexy pilota con tuta super attillata capace di mettere in rilievo le forme delle sue parti intime e un seno “improvvisamente” prosperoso. Tutto molto artistico e invitante per gli appassionati delle illustrazioni sexy, ma soltanto se escludiamo il fatto che Maria ha soltanto 14 anni, praticamente una bambina appena entrata in età adolescenziale e con una cotta per un giovane diciannovenne che risponde al nome Kōji Kabuto. Passiamo al prossimo esempio.

Keiko KamikitaKeiko Kamikita (Muteki Chōjin Zambot 3): la sfortunata eroina del capolavoro di Yoshiyuki Tomino non è sfuggita alla creazione delle illustrazioni sexy (che vanno dal nudo al fetish) dei fan artist giapponesi e non (tra l’altro la società giapponese, nonostante abbia una cultura profondamente diversa dalla nostra, combatte da anni un serio problema che affligge l’intera fascia di popolazione in età adolescenziale, dalle violenze sessuali sui minori agli atti di bullismo, il cosiddetto fenomeno Ijime, 苛め). Cresciuta in America e di conseguenza influenzata dagli usi e stili locali, Keiko è solita vestire in abiti civili con shorts e t-shirt annodate che donano un aspetto apparentemente adulto del personaggio, quasi a indicare la maturità e senso di responsabilità superiore ai suoi due cugini Kappei e Uchūta. Dettagli estetici che hanno comunque ispirato i fan artist amanti delle dōjinshi (同人誌) e a quanto pare anche i nostri ex adolescenti ormai quarantenni, che in ricordo dei vecchi tempi passati ad adulare la giovane eroina davanti alla TV, spesso postano immagini della giovane pilota in tuta super sexy e in posizione ammiccante. Anche in questo caso sfugge un piccolo dettaglio: Keiko ha soltanto 13 anni (raggiungendo i 14 nel corso della storia). Passiamo al terzo e ultimo esempio.

Megumi OkaMegumi Oka (Chōdenji Machine Voltes V): la nostrana Sonya in Vultus 5 è un altro simbolo del girl power che è stato più volte messo in luce nelle opere robotiche degli anni ’70. Abile kunoichi, forte fuori ma sensibile dentro (come si evince nel corso della storia, dove Megumi agirà spesso per dimostrare a suo padre, il generale capo della difesa terrestre, la sua forza e indipendenza), i valori che sono stati donati al personaggi sono messi in secondo piano dalle varie dōjinshi apparse in rete e prontamente pubblicate dal fan di vecchio corso. La famosa tuta da combattimento di Megumi, si trasforma improvvisamente in un vestito dotato di super minigonna attillata che mette in vista la biancheria intima del personaggio (sappiamo bene come in Giappone siano un po’ feticisti a riguardo, ma a giudicare dai social pure qui in Italia). Il post viene ovviamente omaggiato (ricordo che il problema messo in evidenza in questo articolo lo si può espandere a livello mondiale, ma in questo caso ho preso il fandom robotico italiano come esempio) con cuoricini e festeggiamenti vari (e talvolta ci scappa pure un “buongiornissimo kaffé”). Come nei due esempi precedenti, al fan nostrano sfugge un piccolo particolare: Anche Megumi è poco più che una bambina entrata in età adolescenziale di soli 13 anni.

Si potrebbero citare tanti altri personaggi femminili dell’universo robotico, alcune delle quali con qualche anno in più rispetto agli esempi forniti (dalla sedicenne Sayaka Yumi di Mazinger Z alla diciasettenne Michiru Saotome di Getter Robo e così via), ma resterebbe comunque il dato di fatto che un po’ per scarsa informazione sul personaggio, un po’ per possiamo ipotizzare una patologia psicologica, esiste un lato non proprio piacevole della passione per gli anime robotici (un problema che ovviamente si può estendere a qualunque genere dell’animazione visto l’abbondare di immagini piccanti che ritraggono la diciasettenne Lum di Urusei Yatsura, la quindicenne Madoka Ayukawa di Kimagure Orange☆Road o la tredicenne Saori Kido di Saint Seiya). Pessimisticamente parlando, credo che questo articolo avrà una probabilità dello 0,1% di far riflettere l’appassionato, convincerlo a rendersi conto che tutto sommato pubblicare un personaggio femminile appena affacciatosi al periodo adolescenziale in abiti e posizioni sexy è un po’ come approvare la commercializzazione del corpo di una minorenne (seppur involontariamente, spero), uno snaturare lo scopo per il quale il personaggio stesso è stato creato. Ma in tempi in cui la società è completamente allo sbando, non sarebbe male soffermarsi a riflettere per un minuto, concentrarsi sull’opera e carpirne i messaggi dell’autore, capire i personaggi (anch’essi un riflesso del pensiero del mangaka) oltre all’obbligatoria ammirazione dei veri contenuti artistici?

Alla prossima! (Promesso, sarà meno provocatorio e noioso)