Con alta probabilità, chi leggerà questo articolo penserà che buttar giù qualche riga su un argomento di questo genere potrebbe essere un po’ folle, quindi cambierà subito pagina con un click o forse giungerà fino in fondo e creerà una sua personale opinione. In ogni caso, questo primo articolo (sperando sia il primo di tanti) cercherà di addentrarsi in uno dei lati più sottovalutati del fandom robotico (nello specifico, tratterò quello italiano nonostante sia un fenomeno pressoché mondiale). L’arrivo dell’animazione giapponese nel nostro paese sul finire degli anni ’70, ha creato e tuttora continua creare generazioni di appassionati che hanno sempre avuto dei punti di riferimento, degli eroi da adulare e ovviamente delle eroine pronte a invadere le nostre menti. Chi ha vissuto l’adolescenza negli anni ’80 e ’90, ha avuto la possibilità di conoscere tantissime protagoniste femminili (non solo appartenenti alle opere del genere robotico), personaggi immaginari che nonostante siano semplicemente nati da una matita hanno potuto trasmettere al fan i loro tratti caratteriali e che in base al soggettivo modo di essere, hanno rispecchiato quella che è la tipologia di persona ideale, regalando talvolta improbabili sogni d’amore (sono sicuro che questa tipologia di appassionato l’avete incontrata almeno una volta nella vita). Niente di strano in tutto ciò, dopotutto l’adolescenza è (o forse era) fatta di sogni che restano accesi dentro ogni persona per tanti anni, in particolar modo se si appartiene a una fascia di età tra i 6 e i 16 anni (anno più, anno meno). Tuttavia, in tutto ciò esiste una sorta di “lato oscuro”, una sottile linea che separa la passione per un personaggio da una involontaria (spero) forma di perversione nei confronti dello stesso che non coinvolge la fascia adolescenziale, ma quella adulta compresa tra i 30 e 50 anni. L’evoluzione del web e l’avvento dei social hanno inoltre contribuito ad amplificare questo fenomeno, complice la maggior diffusione di fan art che possiamo definire “piccanti”. Probabilmente, il lettore con una conoscenza poco più che nostalgica dell’animazione robotica si starà domandando quale sia il limite di questa linea sottile e quale sia il centro del problema (e se esso esiste, tenendo conto del fatto che una percentuale di fan sarebbe ipoteticamente capace di non vedere alcuna anomalia in tutto ciò). Ebbene, questa linea che separa la passione di un adulto per una determinata opera e il relativo personaggio femminile, da quella che seppur inconsciamente rappresenta una forma di attrazione (e qui, non escludo il rischio d’esser tacciato di bigottismo) è che gran parte delle nostre pilota preferite sono ragazzine minorenni appena entrate nella loro fase adolescenziale. Elencarle tutte in questo articolo è ovviamente impensabile e soporifero, per cui, considerando la fascia d’età 35-50 anni (quella degli ex adolescenti cresciuti tra la fine degli anni ’70 e ’80) prenderò come esempio alcune eroine degli anime robotici giunti in Italia che ci hanno accompagnato durante gli anni più belli della nostra infanzia e che per molti utenti dei social network sono motivo di condivisione di ritratti non proprio fantascientifici e relativi alla storia del personaggio.

Grace Maria FleedGrace Maria Fleed (UFO Robo Grendizer): la Maria Grazia Fleed del nostrano UFO Robot Goldrake appare in molte pagine e molti gruppi di Facebook frequentati da adulti quarantenni e padri di famiglia, un personaggio che con l’arrivo di Grendizer in Italia ha riscosso successo tra i piccoli fan del tempo cavalcando quello enorme e tutt’ora attuale dell’opera trasmessa. Nei già citati gruppi e nelle diverse fan page, possiamo trovare tante illustrazioni di Maria create dal Maestro Nagai, dal Maestro Araki, ma anche quelle che trasformano una giovane paladina aliena simbolo di forza femminile, capace di affrontare qualunque difficoltà e il nemico che ha spazzato via la sua patria, in una sexy pilota con tuta super attillata capace di mettere in rilievo le forme delle sue parti intime e un seno “improvvisamente” prosperoso. Tutto molto artistico e invitante per gli appassionati delle illustrazioni sexy, ma soltanto se escludiamo il fatto che Maria ha soltanto 14 anni, praticamente una bambina appena entrata in età adolescenziale e con una cotta per un giovane diciannovenne che risponde al nome Kōji Kabuto. Passiamo al prossimo esempio.

Keiko KamikitaKeiko Kamikita (Muteki Chōjin Zambot 3): la sfortunata eroina del capolavoro di Yoshiyuki Tomino non è sfuggita alla creazione delle illustrazioni sexy (che vanno dal nudo al fetish) dei fan artist giapponesi e non (tra l’altro la società giapponese, nonostante abbia una cultura profondamente diversa dalla nostra, combatte da anni un serio problema che affligge l’intera fascia di popolazione in età adolescenziale, dalle violenze sessuali sui minori agli atti di bullismo, il cosiddetto fenomeno Ijime, 苛め). Cresciuta in America e di conseguenza influenzata dagli usi e stili locali, Keiko è solita vestire in abiti civili con shorts e t-shirt annodate che donano un aspetto apparentemente adulto del personaggio, quasi a indicare la maturità e senso di responsabilità superiore ai suoi due cugini Kappei e Uchūta. Dettagli estetici che hanno comunque ispirato i fan artist amanti delle dōjinshi (同人誌) e a quanto pare anche i nostri ex adolescenti ormai quarantenni, che in ricordo dei vecchi tempi passati ad adulare la giovane eroina davanti alla TV, spesso postano immagini della giovane pilota in tuta super sexy e in posizione ammiccante. Anche in questo caso sfugge un piccolo dettaglio: Keiko ha soltanto 13 anni (raggiungendo i 14 nel corso della storia). Passiamo al terzo e ultimo esempio.

Megumi OkaMegumi Oka (Chōdenji Machine Voltes V): la nostrana Sonya in Vultus 5 è un altro simbolo del girl power che è stato più volte messo in luce nelle opere robotiche degli anni ’70. Abile kunoichi, forte fuori ma sensibile dentro (come si evince nel corso della storia, dove Megumi agirà spesso per dimostrare a suo padre, il generale capo della difesa terrestre, la sua forza e indipendenza), i valori che sono stati donati al personaggi sono messi in secondo piano dalle varie dōjinshi apparse in rete e prontamente pubblicate dal fan di vecchio corso. La famosa tuta da combattimento di Megumi, si trasforma improvvisamente in un vestito dotato di super minigonna attillata che mette in vista la biancheria intima del personaggio (sappiamo bene come in Giappone siano un po’ feticisti a riguardo, ma a giudicare dai social pure qui in Italia). Il post viene ovviamente omaggiato (ricordo che il problema messo in evidenza in questo articolo lo si può espandere a livello mondiale, ma in questo caso ho preso il fandom robotico italiano come esempio) con cuoricini e festeggiamenti vari (e talvolta ci scappa pure un “buongiornissimo kaffé”). Come nei due esempi precedenti, al fan nostrano sfugge un piccolo particolare: Anche Megumi è poco più che una bambina entrata in età adolescenziale di soli 13 anni.

Si potrebbero citare tanti altri personaggi femminili dell’universo robotico, alcune delle quali con qualche anno in più rispetto agli esempi forniti (dalla sedicenne Sayaka Yumi di Mazinger Z alla diciasettenne Michiru Saotome di Getter Robo e così via), ma resterebbe comunque il dato di fatto che un po’ per scarsa informazione sul personaggio, un po’ per possiamo ipotizzare una patologia psicologica, esiste un lato non proprio piacevole della passione per gli anime robotici (un problema che ovviamente si può estendere a qualunque genere dell’animazione visto l’abbondare di immagini piccanti che ritraggono la diciasettenne Lum di Urusei Yatsura, la quindicenne Madoka Ayukawa di Kimagure Orange☆Road o la tredicenne Saori Kido di Saint Seiya). Pessimisticamente parlando, credo che questo articolo avrà una probabilità dello 0,1% di far riflettere l’appassionato, convincerlo a rendersi conto che tutto sommato pubblicare un personaggio femminile appena affacciatosi al periodo adolescenziale in abiti e posizioni sexy è un po’ come approvare la commercializzazione del corpo di una minorenne (seppur involontariamente, spero), uno snaturare lo scopo per il quale il personaggio stesso è stato creato. Ma in tempi in cui la società è completamente allo sbando, non sarebbe male soffermarsi a riflettere per un minuto, concentrarsi sull’opera e carpirne i messaggi dell’autore, capire i personaggi (anch’essi un riflesso del pensiero del mangaka) oltre all’obbligatoria ammirazione dei veri contenuti artistici?

Alla prossima! (Promesso, sarà meno provocatorio e noioso)

 

kaneto-shiozawa

Esiste una componente molto importante che ha reso epici molti anime robotici: la voce dei protagonisti. Se in Italia dobbiamo a doppiatori storici come Romano Malaspina (Actarus in Goldrake), Renzo Stacchi (Banjō in Daitarn 3), Piero Tiberi (Tetsuya ne Il Grande Mazinger) e tanti altri, il successo delle serie robotiche in Italia, anche in Giappone i doppiatori (声優, seiyū in giapponese) hanno avuto un ruolo decisivo capace di rendere quasi umano il protagonista. Uno dei doppiatori più amati era Kaneto Shiozawa (塩沢 兼人, Hepburn: Shiozawa Kaneto), il quale raggiunse la notorietà prestando la voce a Rei di Hokuto no Ken e Mu di Aries in Saint Seiya ma diede voce anche a numerosi personaggi degli anime mecha. Nato a Tōkyō il 28 gennaio 1954, Toshikazu Shiozawa (塩沢 敏一, Hepburn: Shiozawa Toshikazu, questo il suo vero nome) si affacciò nel mondo del doppiaggio fin da giovane, interpretando spesso ruoli da antagonista a causa del suo timbro voce freddo e pacato. Anche nella vita reale aveva un carattere introverso e molto riservato e nell’ambiente furono pochi i colleghi che strinsero amicizia con lui (tra questi il grande Hidekatsu Shibata). Con il nome di Kaneto Shiozawa (in omaggio al regista Kaneto Shindō), il debutto nel mondo degli anime avvenne con Time Bokan (1975), dove effettuò il doppiaggio di personaggi secondari, ma il salto di qualità lo fece nel 1979 quando entrò nello staff di doppiaggio dell’ormai leggendario Kidō Senshi Gundam prestando la voce al velenoso personaggio di M’Quve. A partire dal 1979 la sua carriera entrò in ascesa e la sua voce non si limitò ai soli anime ma anche ai film cinematografici (fu la voce giapponese di Luke Skywalker nella trilogia di Star Wars). Per quanto riguarda gli anime robotici, Shiozawa raggiunse la popolarità nel 1980 quando diede la voce a Marine Ragan (Marin Reigan in Italia), il celebre protagonista di Uchū Senshi Baldios. La sua voce fu un vero successo tra il pubblico femminile, che innamorato del triste protagonista di Baldios cercava di contattare in tutti modi il suo doppiatore attraverso lettere d’amore e regali vari. Nel corso degli anni ’80 e ’90 Shiozawa effettua doppiaggi anche nel mondo dei videogames, spesso interpretando quegli stessi personaggi a cui diede voce in passato (in particolare modo nella saga di Super Robot Wars). Morirà a 46 anni il 10 maggio 2000 a causa di una brutta caduta dalle scale che provocherà una forte emorragia cerebrale fatale al celebre doppiatore. Ancora oggi, molti fan del genere robotico continuano ad acclamarlo e onorarlo. Nel corso della sua carriera, Kaneto Shiozawa ha prestato la sua voce nei seguenti anime appartenenti al genere robotico:

Ruoli secondari in:

 

Spesso, la vita ci insegna che quanto più ci si appassiona a qualcosa e maggiori sono le probabilità che esse possano aprirci una infinità di porte. Nel mondo dell’animazione giapponese, uno degli esempi di come la passione per il genere robotico si sia trasformata un bellissimo lavoro, ci viene dato da Hajime Katoki (ハジメカトキ, pseudonimo di Hajime Katō, 加藤 一, Hepburn: Katō Hajime), mecha designer dotato di puro talento. Nato nella prefettura di Saitama il 3 dicembre 1963, Katoki si appassiona agli anime fin dall’infanzia, diventando in particolar modo un fan accanito del capolavoro di Yoshiyuki Tomino, Kidō Senshi Gundam (機動戦士ガンダム, Hepburn: Kidō Senshi Gandamu; trad.: Gundam, il guerriero mobile; titolo internazionale: Mobile Suit Gundam), opera destinata a proiettare il talentuoso disegnatore nel mondo dei mecha designer. La carriera di Hajime Katoki ha inizio alla fine degli anni ’80, precisamente nel 1987, quando Masaya Takahashi (高橋昌也, Hepburn: Takahashi Masaya, anch’egli accanito fan della saga del Mobile Suit bianco) affida a Katoki le illustrazioni della sua light novel Gundam Sentinel (ガンダム·センチネル, Hepburn: Gandamu Senchineru). La qualità dell’opera (sia per i disegni, sia per la sceneggiatura) non passò inosservata agli occhi della Bandai, che decise di immettere sul mercato un merchandising di Gundam Sentinel e convinse inoltre la casa d’animazione Sunrise a inserire Katoki nello staff della serie OVA Kidō Senshi Gundam 0083·STARDUST MEMORY (機動戦士ガンダム0083·スターダストメモリー, Hepburn: Kidō Senshi Gandamu 0083·Sutādasuto Memorī), opera che vide tra le sue creazioni lo RX-78GP03D Gundam “Dendrobium Orchis” e lo lo RX-78GP03S Gundam “Stamen”. L’esperienza in casa Sunrise si rivela proficua per  il giovane mecha designer, che nello stesso anno (1991) lavorerà fianco a fianco con il sommo Kunio Ōkawara (大河原邦男, Hepburn: Ōgawara Kunio) in Kidō Senshi V Gundam (機動戦士Vガンダム, Hepburn: Kidō Senshi Bikutorī Gandamu), dando vita a una collaborazione che si ripeterà anche nelle successive serie prodotte in quegli anni: Kidō Butōden G-Gundam (機動武闘伝Gガンダム, Hepburn: Kidō Butōden Jī Gandamu, prodotto nel 1994), Shin Kidō Senki Gundam W (新機動戦記ガンダムW, Hepburn: Shin Kidō Senki Gandamu Uingu, prodotto nel 1995), lo sfortunato Kidō Shinseiki Gundam X (機動新世紀ガンダムX, Hepburn: Kidō Shin Seiki Gandamu Ekkusu, prodotto nel 1996) e la bellissima serie OVA Kidō Senshi Gundam·Dai 08 MS Shōtai (機動戦士ガンダム·第08MS小隊 Kidō senshi Gandamu·Dai Hachi Emu Esu Shōtai, prodotta anch’essa nel 1996). Il talento di Katoki non passerà inosservato neanche agli occhi dell’osannato Shōji Kawamori (河森正治, Hepburn: Kawamori Shōji, mecha designer la cui fama è strettamente collegata alla saga di Macross), che nel 1993 introdurrà il mecha designer nello staff del secondo lungometraggio di PATLABOR affiancandolo al Maestro Yutaka Izubuchi (出渕裕, Hepburn: Izubuchi Yutaka, a cui si deve la creazione delle unità  dell’opera). Il 1996 costituirà l’anno della consacrazione per Katoki, il quale reduce dal lavoro nella realizzazione dei Mobile Suit per la serie dell’Ottavo Plotone, avrà nello stesso anno il ruolo di mecha designer in Shin Kidō Senki Gundam W·Endless Waltz (新機動戦記ガンダムW, Hepburn: Shin Kidō Senki Gandamu Uingu·Endoresu Warutsu), opera che oltre al contenuto grafico di alto livello metterà in evidenza anche il talento naturale di Hajime per le Variation Unit, una dote che porterà Bandai a introdurre l’ormai confermato mecha designer nel mondo del modellismo e in particolar modo dei model-kit Gunpla. Nasce così la linea Ver.Ka (Version Katoki), linea della collezione (in particolar modo Master Grade e High Grade), la cui lineart è stata ridisegnata dal maestro ed è caratterizzata dall’ampio uso di decals. Diventato un affermato mecha designer, ad Hajime Katoki si deve anche la creazione di famosi mecha nel campo dei videogames come i Virtuaroid della saga di Virtual On (prodotta dalla SEGA) e alcune unità appartenenti alla saga di Super Robot Wars, tra le quali spicca lo SRX.

La carriera di Hajime Katoki:

Animazione
1991  ̶  Kidō Senshi Gundam 0083·STARDUST MEMORY (mecha design)
1992  ̶  Kidō Senshi Gundam 0083·-Zeon no Zankō (mecha design)
1993  ̶  The Cockpit·Onsoku Raigekitai (mecha design)
1993  ̶  Kidō Keisatsu PATLABOR 2: The Movie (assistente al mecha design)
1993  ̶  Kidō Senshi V Gundam (mecha design)
1994  ̶  Kidō Butōden G-Gundam (mecha design)
1995  ̶  Shin Kidō Senki Gundam W (assistente al mecha design)
1996  ̶  Shin Kidō Senki Gundam W·Operation Meteor (mecha design)
1996  ̶  Kidō Shinseiki Gundam X (realizzazione delle ambientazioni)
1996  ̶  Kidō Senshi Gundam·Dai 08 MS Shōtai (mecha design)
1997  ̶  Shin Kidō Senki Gundam W·Endless Waltz (mecha design)
1998  ̶  Kidō Senshi Gundam·Dai 08 MS Shōtai Miller’s Report (mecha design)
1998  ̶  Shin Kidō Senki Gundam W·Endless Waltz Special Edition (mecha design)
2001  ̶  WXIII: Kidō Keisatsu PATLABOR Gekijōban 3 (assistente al mecha design)
2002  ̶  Gundam Evolve 3 (mecha design)
2003  ̶  Gundam Evolve 4 (mecha design)
2004  ̶  Gundam Evolve 7 (mecha design)
2004  ̶  SD Gundam Force (staff mecha design)
2004  ̶  Kidō Senshi Gundam MS IGLOO·Ichinen Sensō Hiroku (staff mecha design)
2004  ̶  Keroro Gunsō (mecha design episodio 38)
2005  ̶  Super Robot Taisen OG·THE ANIMATION (staff mecha design)
2006  ̶  Super Robot Taisen OG·DIVINE WARS (staff mecha design)
2006  ̶  Kidō Senshi Gundam MS IGLOO·Mokushiroku 0079 (staff mecha design)
2006  ̶  Kidō Senshi Z Gundam A New Translation·Hoshi no Kodō wa Ai (mecha design)
2006  ̶  Chō Gekijōban Keroro Gunsō (mecha design)
2006  ̶  NHK ni Yōkoso (mecha design episodio 24)
2010  ̶  Super Robot Taisen OG·THE INSPECTOR (staff mecha design)
2010  ̶  Kidō Senshi Gundam UC (mecha design)
2012  ̶  Girls & Panzer (mecha design)
2013  ̶  SHORT PEACE (mecha design)
2013  ̶  Aikatsu! (mecha design episodio 122)
2015  ̶  Kidō Senshi Gundam THE ORIGIN (mecha design)
2015  ̶  Kidō Senshi Gundam THUNDERBOLT (mecha design)
2018  ̶  Kidō Senshi Gundam NT (mecha design)
2019  ̶  Kidō Senshi Gundam – Senkō no Hathaway (mecha design)

Videogames:
1995  ̶  Dai 4 Ji Super Robot Taisen
1995  ̶  Dennō Senki VIRTUAL ON
1996  ̶  Super Robot Taisen Gaiden·Masōkishin The Lord Of Elemental
1996  ̶  Shin Super Robot Taisen
1997  ̶  Super Robot Taisen F
1998  ̶  Super Robot Taisen F·Kanketsu Hen
1998  ̶  Dennō Senki VIRTUAL ON·Oratorio Tangram
1999  ̶  Super Robot Taisen Complete Box
2000  ̶  Super Robot Taisen α
2001  ̶  Dennō Senki VIRTUAL ON FORCE
2001  ̶  Super Robot Taisen α For Dreamcast
2001  ̶  Super Robot Taisen α Gaiden
2002  ̶  Super Robot Taisen OG
2003  ̶  Dai 2 Ji Super Robot Taisen α
2003  ̶  Dennō Senki VIRTUAL ON MARZ
2005  ̶  Super Robot Taisen OG 2
2005  ̶  Dai 3 Ji Super Robot Taisen α·Shūhen no Ginga e
2007  ̶  Super Robot Taisen Original Generations
2007  ̶  Super Robot Taisen OG Gaiden
2012  ̶  Dai 2 Ji Super Robot Taisen OG
2012  ̶  Dai 2 Ji Super Robot Taisen OG
2013  ̶  Dai 3 Ji Super Robot Taisen Z·Jigoku Hen
2015  ̶  Dai 3 Ji Super Robot Taisen Z·Tengoku Hen
2015  ̶  Super Robot Taisen X-Ω
2016  ̶  Super Robot Taisen OG·The Moon Dwellers

 

Il boom delle serie robotiche negli anni ’70, e in particolar modo le opere create dal Maestro Gō Nagai, ebbero un’enorme influenza mediatica sui telespettatori sia per i contenuti e messaggi che gli anime trasmettevano e sia per le affascinanti linee estetiche che davano vita ai giganti d’acciaio. Questo secondo fattore diede vita col tempo a una folta schiera di appassionati di disegno e animazione che nel corso del decennio successivo mise in luce dei talentuosi artisti destinati a entrare nel Rakuen (楽園, ndr: paradiso) dell’animazione nipponica. Uno dei mecha designers più talentuosi e ancora oggi più amati e sicuramente il Maestro Masami Ōbari (大張正己, Hepburn: Ōbari Masami). Nato nella prefettura di Hiroshima il 24 gennaio 1966, Ōbari è uno di quei bambini che nel 1972 e nel 1974 subisce un vero e proprio colpo di fulmine per i due principali super robot nati dalla mente di Gō Nagai: Mazinger Z, il primo super robot pilotato dall’interno e Getter Robo il primo super robot trasformabile nato dalla collaborazione del Maestro con Ken Ishikawa. La carriera di Masami Ōbari ha inizio appena dopo aver conseguito il diploma alla Miyajima Technical High-School (宮島工業高等学校, Hepburn: Miyajima Kōgyō Kōtō Gakkō), a soli 18 anni entra a far parte della prestigiosa Ashi Production con il ruolo di animatore nell’opera Tokusō Kihei Dorvack (特装機兵ドルバック, Hepburn: Tokusō Kihei Dorubakku trad. Dorvack, il battaglione speciale macchine corazzate. È noto con il titolo internazionale Special Armored Battalion Dorvack) e come supervisore delle animazioni per Transformers 2010. Il primo ruolo di rilievo arriverà l’anno successivo a soli 19 anni, dove firma il mecha design di uno dei super robot simbolo degli anni ’80: Dancouga (trovando nello staff di realizzazione anche un giovane Hisashi Hirai). Terminato il suo rapporto di lavoro con Ashi Production, nel frattempo trova impiego negli uffici municipali di Minami-chō (nella prefettura di Tokushima) per poi iniziare dopo poco tempo il suo sodalizio con la AIC, studio di animazione che darà una prima svolta alla sua carriera. Durante la sua permanenza alla AIC, Ōbari fa la conoscenza di Toshiki Hirano, al tempo giovane animatore alle prime armi, con il quale inizierà una collaborazione che porterà il duo alla realizzazione animata di Fight! Iczer-1 (戦え!!イクサー1, Hepburn: Tatakae! Ikusā Wan trad. Combatti, Iczer-1!). Nel 1988, il giovane mecha designer viene coinvolto da AIC in un progetto che prevedeva il remake del robot che segnò la sua infanzia, Mazinger Z, un lavoro che sarebbe entrato in produzione col titolo Daimazinger (ダイマジンガー, Hepburn: Daimajingā). Tuttavia, a causa di questioni legali che vedevano i diritti d’autore ancora legati a Tōei Animation, il progetto non venne mai realizzato. Il suo lavoro non venne comunque reso vano e insieme a Toshiki Hirano, sfruttarono quanto svolto nel progetto Daimazinger e diedero vita alla serie OVA Haja Taisei Dangaio (破邪大星ダンガイオー, Hepburn: Haja Taisei Dangaiō trad. Dangaioh, il distruttore del male nelle grandi stelle. Noto col titolo internazionale Dangaioh Hyper Combat Unit, giunse in Italia nei primi anni ’90 col titolo Dangaio). Durante il suo rapporto con la AIC, lascerà inoltre il segno con D-1 Devastator e DETONATOR Orgun (DETONATORオーガン, Hepburn: Detoneitā Ōgan), opera che da cui trarrà ispirazione e poterà il talentuoso maestro negli studi della leggendaria Tatsunoko Production per curare la sigla di apertura di Uchū no Kishi Tekkaman Blade (宇宙の騎士テッカマンブレード, Hepburn: Uchū no Kishi Tekkaman Burēdo, trad. Tekkaman Blade il cavaliere dello spazio. In Italia è giunto con l’adattamento americano ribattezzato Teknoman). Agli albori degli anni ’90 il maestro, ormai lanciato verso una luminosa carriera viene contattato dalla Sunrise, dove lavora alle animazioni delle sigle di apertura di Kikō Senki Dragonar (機甲戦記ドラグナー, Hepburn: Kikō Senki Doragunā trad. Dragonar, Cronache della guerra corazzata. In Italia è giunto con il titolo internazionale Metal Armor Dragonar). Il suo stile di disegno e le prospettive con le quali vengono animati i tre Metal Armor protagonisti, conquistano definitivamente i fan che battezzeranno il suo modo di operare col termine “Obarismo” e robot da lui realizzati denominati con l’appellativo “Barimeka” (バリメカ). Durante la realizzazione della serie, tuttavia, le lineart espresse da Ōbari (in particolar modo quelle del Dragonar 1, che verrà soprannominato dal fandom “Barigonar”, バリグナー, Hepburn: Barigunā), non trovarono l’approvazione della Bandai (sponsor della serie animata), che giudicò le forme dal mecha designer troppo diverse da quelle originali. Il suo talento venne comunque apprezzato soprattutto da Sunrise. Ōbari si rivela un vero e proprio mago della stilizzazione e in particolar modo nel dare ai robot delle espressioni facciali, fattore che lo vedrà successivamente dare il suo contribuito anche nelle sigle di apertura di alcuni titoli della Brave Series. I primi anni ’90 sono anche quelli che vedono Ōbari operare anche in campo videoludico e in particolar modo iniziare la sua collaborazione con un altro appassionato di serie robotiche: Takanobu Terada, colui che darà inizio alla saga di Super Robot Wars (il più famoso RPG dedicato alle serie robotiche). È in questo periodo che il maestro donerà una nuova lineart a uno dei suoi mecha più rappresentativi dal punto di vista estetico, il Compatible Kaiser (creato originariamente dal designer M-Ganzy, in quegli anni farà il suo debutto nella saga videoludica della Compati Heroes Series). È l’inizio di un sodalizio che lo porterà ad avere ancora oggi un ruolo attivo nella realizzazione del gioco, del quale nel 2010 curerà la regia della seconda serie animata, Super Robot Taisen OG – The Inspector (スーパーロボット大戦OG -ジ・インスペクター- Hepburn: Supā Robotto Taisen OG Jī Insupekutā trad. La grande guerra dei super robot OG – Gli ispettori –). I capitoli del gioco del nuovo millennio vedranno inoltre apparire uno dei suoi maggiori successi, Chōjūshin Gravion (超重神グラヴィオン, Hepburn: Chōjūshin Guravion trad. Gravion, il robot super pesante), opera da lui creata e diretta nel 2002 e nel 2004. Fondatore nel 2000 dello Studio G-1 Neo, negli ultimi anni ha lavorato alla storyboard, al mecha design e alla direzione delle animazioni di Kidō Senshi Gundam Tekketsu no Orphans (機動戦士ガンダム 鉄血のオルフェンズ, Hepburn: Kidō Senshi Gandamu Tekketsu no Orufenzu trad. Gundam il guerriero mobile. Orfani di sangue e acciaio. È noto col titolo internazionale Mobile Suit Gundam Iron Blooded Orphans) e la saga di Gundam Build Fighter e Gundam Build Divers. La sua vita privata lo ha visto sposato con la regista e character designer Atsuko Ishida. Nel 2016 ha convolato a nozze con Ritsu Togasaki, famosa Gundam Modeler più giovane di lui di ben 27 anni.

La carriera di Masami Ōbari:
1985  ̶  Chōjū Kishin Dancouga (mecha design, disegni, direzione delle animazioni)
1986  ̶  Machine Robo Cronos no Daigyakushū (direzione delle animazioni)
1986  ̶  Ninja Senshi Tobikage (direzione delle animazioni mecha)
1986  ̶  Project A-Ko (Matoi Robo design)
1987  ̶  Tatakae! Iczer-1 ACT 2-3 (direzione delle animazioni mecha, supervisore delle animazioni)
1987  ̶  Tatakae! Chō Robot Seimeitai Transformer 2010 (ep.26, supervisore delle animazioni)
1987  ̶  Daimajū Gekitō Hagane no Oni (direzione delle animazioni mecha)
1988  ̶  Haja Taisei Dangaioh (direzione delle animazioni mecha)
1988  ̶  Kikō Senki Dragonar (opening, ep.46, direzione delle animazioni mecha)
1988  ̶  Bubblegum Crisis PART 5 (storyboard, regia, direzione delle animazioni mecha)
1989  ̶  Bubblegum Crisis PART 6 (direzione delle animazioni mecha, supervisore delle animazioni)
1989  ̶  MEGAZONE 23 Part III (direzione delle animazioni mecha)
1990  ̶  Yūsha Exkizer (opening)
1991  ̶  Rentaman (Rentaman design)
1991  ̶  Bubblegum Crisis PART 8 (supervisore delle animazioni)
1991  ̶  Akai Hayate (storyboard)
1991  ̶  DETONATOR Orgun (direzione delle animazioni mecha, supervisore delle animazioni)
1991  ̶  Taiyō no Yūsha Fighbird (opening)
1992  ̶  Densetsu no Yūsha Da-Garn (opening)
1992  ̶  D-1 DEVASTATOR (direzione delle animazioni mecha, supervisore mecha design)
1992  ̶  Chōjikū Yōsai Macross II – LOVERS AGAIN (disegni opening, supervisione delle animazioni, direzione delle animazioni)
1992  ̶  Uchū no Kishi Tekkaman Blade (opening)
1992  ̶  Bastard!! Anoku no Hakaishin (ep.5 storyboard, regia)
1992  ̶  Battle Fighters – Garō Densetsu (character design, supervisione delle animazioni)
1993  ̶  Yūsha Tokkyū Might-Gaine (opening)
1993  ̶  Maho Kishi Rayearth (opening)
1993  ̶  Battle Fighters – Garō Densetsu 2 (character design, supervisione delle animazioni)
1994  ̶  Yūsha Keisatsu J-Decker (opening)
1994  ̶  Garō Densetsu The Motion Picture (regia, character design, supervisione delle animazioni)
1996  ̶  Tōshinden (regia)
1996  ̶  Chōjin Gakuen Gowkaiser (storia originale, regia, character design, supervisione delle animazioni)
1996  ̶  Dennō Sentai VOOGIE’S ANGEL (regia, character design)
1997  ̶  VIRUS (regia, character design)
1998  ̶  Weiß Kreuz (opening)
1999  ̶  Chōshinki Dangaizer 3 (regia, mecha design)
2000  ̶  Ginsō Kikō Ordian (regia, mecha design)
2000  ̶  JINKI EXTEND (opening, supervisione delle animazioni, direzione delle animazioni mecha)
2002  ̶  Chōjūshin Gravion (regia, direzione delle animazioni mecha)
2004  ̶  Chōjūshin Gravion Zwei (regia, direzione delle animazioni mecha)
2005  ̶  Gaiking – LEGEND OF DAIKU MARYU (opening, ep.25 direzione delle animazioni mecha)
2005  ̶  PRISM ARK (opening, regia, storyboard, produzione, supervisione delle animazioni)
2007  ̶  Jūsō Kikō Dancouga Nova (regia, mecha design, direzione delle animazioni mecha)
2008  ̶  Hakuōki Shinsengumi Kitan (opening, storyboard)
2010  ̶  Super Robot Taisen OG The Inspector (regia, staff mecha design, ep.15 direzione delle animazioni Dygenguar, , ep.19 direzione delle animazioni Kōryū-Ō)
2010  ̶  Kidō Senshi Gundam AGE Kio Hen (opening)
2010  ̶  Bakujū Gasshin Ziguru-Hazeru (regia, mecha design)
2012  ̶  Chōsoku Henkei Gyrozetter (staff mecha design)
2013  ̶  Hakkenden Tōhō Hakken Ibun (opening 1)
2013  ̶  Gundam Build Fighters (opening)
2013  ̶  Cardfight!! Vanguard – Link Joker Hen (collaborazione direzione delle animazioni)
2014  ̶  Cardfight!! Vanguard – Legionmate Hen (collaborazione direzione delle animazioni)
2014  ̶  Gundam Build Fighters Try (opening)
2016  ̶  Kidō Senshi Gundam Tekketsu no Orphans (opening, storyboard, direzione delle animazioni, supervisione delle animazioni)
2016  ̶  ACTIVE RAID (supervisione delle animazioni)
2016  ̶  Hatsukoi Monster (super robot design, supervisione delle animazioni)
2016  ̶  Cardfight!! Vanguard – G: Stride Gate Hen (supervisione delle animazioni)
2017  ̶  Gundam Build Fighters Battlelog (supervisione delle animazioni, storyboard, regia)
2018  ̶  Gundam Build Divers (direzione delle animazioni, supervisione action scenes)

Games:
1989  ̶  Moto Roader (mecha design)
1990  ̶  Guyframe (mecha design, illustrazioni)
1995  ̶  Chōjin Gakuen Gowkaiser (mecha design, illustrazioni)
2005  ̶  Dai 3 Ji Super Robot Taisen α (Dancouga Cut-In)
2007  ̶  Super Robot Taisen W (Orgun Cut-In)
2007  ̶  Super Robot Taisen OG’s (Compatible Kaiser Cut-In)
2007  ̶  Super Robot Taisen OG Gaiden (Compatible Kaiser, G-Thunder Gate, G-Compatible Kaiser Cut-In)
2007  ̶  Super Robot Taisen Z (Shulawga design, Gravion Series Cut-In)
2012  ̶  Dai 2 Ji Super Robot Taisen Z (Shulawga design, Dancouga Series Cut-In, Gravion Series Cut-In)
2012  ̶  Dai 2 Ji Super Robot Taisen OG (Compatible Kaiser, G-Thunder Gate, G-Compatible Kaiser Cut-In)
2014  ̶  Dai 3 Ji Super Robot Taisen Z (Shulawga Sin design, Dancouga Nova Max God Cut-In)
2016  ̶  Super Robot Taisen OG The Moon Dwellers (Compatible Kaiser, G-Thunder Gate, G-Compatible Kaiser Cut-In, Package Illustration)
2017  ̶  Super Robot Taisen V (Might-Gaine Animations)

 

Quante volte guardando un anime robotico o fantascientifico, abbiamo ammirato l’eleganza, la fantasia o l’estetica dei mecha protagonisti e non? Probabilmente non esiste fan che almeno una volta non l’abbia fatto. Ebbene, dietro questi giganti d’acciaio che ci accompagnano da ormai 54 lunghi anni, oltre ad esserci numerosi studi che portano alla realizzazione del mecha, ci sono anche grandi nomi che hanno fatto la storia di questo dell’animazione. Il più assoluto di tutti i mecha designer è sicuramente Kunio Ōgawara (大河原邦男, Hepburn:  Ōgawara Kunio. Il suo cognome in romaji è adattato spesso come Ōkawara), creatore di tantissimi robot protagonisti dell’animazione giapponese. Nato a Inagi (稲城市, città situata nell’area metropolitana di Tōkyō, dove attualmente il Maestro risiede e lavora ) il 26 dicembre 1947 Ōgawara inizia la sua avventura nel mondo dell’animazione mecha nel lontano 1972, quando laureato da pochi anni, venne notato dai membri della Tatsunoko Production che ammirarono gli sfondi da lui prodotti per conto della ditta di cui era dipendente, l’azienda tessile Onward Kashiyama. Inizia così la sua collaborazione con la storica casa dell’ippocampo, dove grazie all’art director Mitsuki Nakamura (Mach Go! Go! Go!, Chō Supercar Gattiger, Uchū Majin Daikengō), inizia a creare i primi mecha. Nello stesso anno realizza le unità nemiche appartenenti a Kagaku Ninjatai Gatchaman (科学忍者隊ガッチャマン, Squadra Ninja Scientifica Gatchaman, in Italia è famosa per essere giunta nei primi anni ’80 col titolo Gatchaman – La battaglia dei pianeti). I lavori da lui realizzati fanno così da apripista alla sua lunghissima carriera. Durante la collaborazione con Tatsunoko Production, realizzerà i mecha design di Hurricane Polimar (破裏拳ポリマー, Hepburn: Hariken Porimā), Uchū no Kishi Tekkaman (宇宙の騎士テッカマン, Tekkaman il cavaliere dello spazio) , le prime due storiche serie appartenenti alla saga delle Macchine del Tempo (Time Bokan e Time Bokan Series Yattaman) e Go Wapper 5 Gordam (ゴワッパー5 ゴーダム,  , Hepburn: Go Wappā Faibu Gōdamu, in Italia giunto col titolo Godam). La svolta definitiva arriva nel 1978, quando dopo alcune esperienze come freelance (nel 1976 realizza sotto lo pseudonimo Yonosuke Shichinoe il mecha design di Blocker Gundan IV Machine Blaster, famosa in Italia con il titolo Astro Robot Contatto Y), Ōgawara inizia il suo lungo sodalizio con la Sunrise, dove incontra Yoshiyuki Tomino e realizza il mecha design di uno dei più celebri super robot: il Daitarn 3. Insieme a Tomino nasce così uno dei mecha destinati a cambiare l’animazione robotica, il Gundam. È l’inizio di una lunga serie di creazioni che tutt’ora lo vedono come protagonista e come punto di riferimento per molti mecha designers. Ōgawara collaborerà anche con Ryōsuke Takahashi nella realizzazione di capolavori come Aoki Ryūsei SPT Layzner (蒼き流星SPTレイズナー, SPT Layzner, la cometa azzurra), Sōkō Kihei VOTOMS (装甲騎兵ボトムズ, VOTOMS, la cavalleria corazzata più nota col titolo internazionale Armored Trooper Votoms) e Taiyō no Kiba Dougram (太陽の牙ダグラム, Dougram la zanna del sole). Durante gli anni ’80, complice la collaborazione con mecha designer quali Mamoru Nagano (destinato ad affermarsi col capolavoro The Five Star Stories), Yutaka Izubuchi (Sei Senshi DunbineKidō Keisatsu PATLABOR) e successivamente con Hajime Katoki (Kidō Senshi Gundam 0083: STARDUST MEMORY, ma noto nell’ambito videoludico con giochi come Virtual On MARZ e Super Robot Taisen), contribuiranno alla evoluzione del suo stile, che raggiungerà la piena maturità negli anni ’90 con la realizzazione della saga decennale delle Brave Series terminata nel 2000 con il celebre Yūsha Oh GaoGaiGar FINAL (勇者王ガオガイガー FINAL, GaoGaiGar il re degli eroi – Finale). Tornerà al mondo di Gundam nel 2002 e nel 2005 realizzando il mecha design di Kidō Senshi Gundam SEED e Kidō Senshi Gundam SEED DESTINY. Dal 2004 collabora con il Museo di Arte Contemporanea del XXI Secolo delle prefetture di Kanazawa e Ishikawa, dove la sua esperienza con Gundam è per il maestro una grande fonte di ispirazione. Il suo rapporto con la saga del Mobile Suit bianco infatti, continua ancora oggi e negli anni più recenti lo hanno visto contribuire al mecha design di Kidō Senshi Gundam THE ORIGIN e Kidō Senshi Gundam THUNDERBOLT. Al di fuori del mondo dell’animazione, il Maestro ha collaborato anche al progetto del Dipartimento di Polizia Metropolitana per contrastare le frodi telefoniche, creando la mascotte Stop-kun.

La carriera del maestro Kunio Ōkawara: